Breve illustrazione degli incontri
Michele Ferrari - 15 novembre 2002
Marco Passigato - 22 novembre 2002
L'intervento del Comune della Spezia (sintesi dei due incontri)
Gli interventi dei cittadini presenti: i temi emersi nel corso del dibattito.
Michele Ferrari
Per una città amica della bicicletta: l'esperienza del Comune di Ferrara
Michele Ferrari, responsabile dell'Agenda 21 del Comune di Ferrara, ha sviluppato il suo intervento illustrando il percorso realizzato dal Comune di Ferrara nell'ambito delle esperienze di sostenibilità locale.
A questo proposito tappe importanti sono rappresentate dalla creazione nel 1995 dell'Ufficio Biciclette (finalizzato in prima istanza alla limitazione dell'inquinamento dell'aria) e dall'istituzione nel 1998 dell'ufficio per l'Agenda21.
Altri significativi passi sono stati: la convocazione nel 2000 del Forum cittadino e la presentazione nel 2001 del Piano d'Azione della città di Ferrara.
L'occasione per dare inizio alle attività dell'Ufficio Biciclette è arrivata dal censimento 1991: i dati mostravano, infatti, come fosse elevata la quota di cittadini che utilizzavano quotidianamente la bicicletta. Conseguentemente le azioni di promozione di tale mezzo si inserivano in una concezione collettiva di mobilità sostenibile già piuttosto consolidata. L'obiettivo iniziale del lavoro dell'ufficio biciclette sarebbe stato così quello di mantenere la percentuale di utilizzo della bicicletta alla quota del 30%.
Un aspetto rilevante della ciclomobilità a Ferrara è collegato all'uso della bicicletta da parte del cittadino ed alle conseguenze sulla rete commerciale del centro cittadino; è stato infatti osservato un effetto positivo sui piccoli negozi del centro storico, maggiormente frequentati grazie all'incentivazione di questo mezzo di trasporto.
L'Ufficio Biciclette agisce oggi prevalentemente con funzioni di comunicazione; le sue principali attività sono quindi di informazione e di valorizzazione dell'uso della bicicletta; se ne propone dunque un'immagine positiva non solo come mezzo per risparmiare tempo e denaro, ma anche in termini di elevazione sociale, come vero e proprio status symbol.
L'ufficio predispone inoltre tutti i servizi e le infrastrutture (ciclopark e percorsi, pompe pubbliche, ecc..) necessari.
Uno dei concetti base è che le azioni di sensibilizzazione e di educazione sono fondamentali per favorire la tolleranza ed il reciproco rispetto tra ciclisti, pedoni ed automobilisti, ed importanti per incentivare all'uso promiscuo delle sedi stradali (automobile+bicicletta, ad esempio).
L'Ufficio Biciclette, nato con la funzione di "comunicare la bicicletta", e pur in presenza di limitate risorse, è riuscito ad orientare il consenso, e cioè a far passare un messaggio che restituisce dignità alla bicicletta e a chi la utilizza.
PRINCIPALI PROGETTI
- "Andiamo a scuola in bicicletta" in collaborazione con Amici della Bicicletta, UISP e Ufficio Bambini
- Operazione Ladri di Biciclette, per la prevenzione dei furti
- Bicibus, per incrementare l'uso della bici + bus in direzione della zona litoranea
- Pompe pubbliche
- Bicicard, che consente di parcheggiare l'auto all'esterno della città storica e di avere una bicicletta a noleggio; prevede inoltre sconti presso esercizi commerciali convenzionati ed ingressi gratuiti ai musei cittadini
- Biciplan. L'ufficio biciclette ha collaborato alla realizzazione del Piano Urbano del traffico (PUT), inserendo il Biciplan, il progetto che prevede la creazione di una vera rete di percorsi ciclabili, anche utilizzando la cinta muraria come circonvallazione ciclabile, attraverso una serie di piste ciclabili radiali per collegare l'esterno città alla città storica. Il piano prevede il potenziamento delle ZTL (zone a traffico limitato), anche per favorire il piccolo commercio.
"In bici sul posto di lavoro": attualmente in sperimentazione, prevede di fornire biciclette a pedalata assistita ai dipendenti comunali che si impegnano a lasciare l'auto a casa per andare al lavoro. E' previsto inoltre un censimento delle strutture di parcheggio per verificarne lo stato e per evidenziare gli elementi critici. Il Comune di Ferrara, con il suo ufficio per le biciclette, svolge le sue attività in partenariato con altre realtà associative (es. FIAB, altre associazioni ambientaliste e di cicloamatori, associazioni di categoria, ecc.) per meglio realizzare le campagne sulla sicurezza, o per promuovere le domeniche ecologiche nella città.
La collaborazione tra diversi Enti ed Associazioni, lo scambio di esperienze tra realtà molto diverse quali quelle di Ferrara e della Spezia, sono considerati elementi fondamentali per comunicare e divulgare la cultura di una mobilità alternativa e sostenibile.
Dal sito dell'A21 del comune di Ferrara:
"Il problema più importante da affrontare è stato quello di ricondurre la bicicletta ad un parametro/immagine di mezzo di trasporto con pari (e superiore) dignità rispetto ad ogni altro mezzo di trasporto individuale a motore contrastando la pubblicità massiccia che viene riservata alle auto e misurando gli interventi innovativi senza intaccare una cultura delle due ruote pedalate fortemente radicata tra i cittadini. Ad esempio un'eccessiva segregazione del ciclista in apposite piste ciclabili avrebbe ridotto la libertà di spostamento che è caratteristica fondamentale del mezzo bicicletta.
Di conseguenza il Bici Plan considera la città storica come un'unità urbanistica dove il ciclista può muoversi liberamente in ogni direzione mentre per l'esterno sono state pensate apposite piste ciclabili radiali (7 di progetto, 2 già realizzate) che consentono di raggiungere i quartieri periferici.
Poiché le opere di viabilità sono pensate esclusivamente per il traffico motorizzato, attraverso l'Ufficio Biciclette è stato possibile ricordare costantemente lo spazio da destinare ai ciclisti e le misure da adottare per ridurre i rischi di incidentalità.
Il problema dell'incidentalità è stato ovviamente il più grave da affrontare e per ridurre i rischi di conflitto si è scelto di operare con criteri di moderazione della circolazione. La città storica è circondata da una cinta muraria, nel vallo esterno è stata realizzata una circonvallazione ciclabile e i varchi sono in fase di elevazione di quota rispetto al livello carrabile: continuità del percorso ciclabile e al contempo rallentatori del flusso automobilistico.
Obiettivo primario è la messa in sicurezza dei punti critici di conflitto, individuati attraverso il PUT e posti a finanziamento attraverso la Legge 366/98 " Norme per il finanziamento della mobilità ciclabile".
Marco Passigato
La mobilità ciclabile. Un nuovo modo di pensare gli spostamenti: in economia, velocità, sicurezza
Il principale obiettivo a cui sottendono le tecniche per la realizzazione di percorsi ciclabili e pedonali integrati con quelli degli autoveicoli è far tornare le persone a piedi nelle strade, per incontrarsi, discutere e ricreare quindi socialità.
In quest'ottica la ciclabilità è sempre trattata insieme alla moderazione del traffico. Una metafora di Lorenzo Cluster, architetto svizzero, definisce le strade ed il loro cambiamento: da "corridoio" dovrebbero diventare "salotto di casa". Ma che caratteristiche dovrebbero avere le strade? Dovrebbero essere pulite, ampie, sicure anche per le fasce deboli rappresentate dai bambini, dagli anziani e dai portatori di handicap. Anzi, se le strade e la città sono a misura di bambino, sono conseguentemente a misura di tutti.
Riprendendo il titolo della conferenza "La mobilità ciclabile. Un nuovo modo di pensare gli spostamenti in economia, velocità, sicurezza" si possono definire le tre principali caratteristiche che devono garantire gli spostamenti nell'ottica più evoluta:
- economia, intesa come economia sostenibile, di consumo di risorse naturali, ma anche come economia individuale (assenza di costi di carburante, parcheggio e manutenzione)
- velocità: studi ed analisi hanno dimostrato che per distanze che non superino i 400 metri è preferibile andare a piedi, per i percorsi da 400 m ad 1 Km e mezzo è conveniente utilizzare la bicicletta, oltre sono preferibili il taxi, il bus, la macchina. Velocità con la bici significa tempi certi, contrariamente a quanto accade con la macchina (si rimane infatti imbottigliati nel traffico, e si perde tempo utile per cercare il posteggio!)
- sicurezza; il mezzo di spostamento più sicuro, in percentuale, è l'aereo, seguito dal treno, poi dall'auto e in ultimo troviamo la bicicletta con lo spostamento pedonale. Pedone e bicicletta quindi corrono il massimo rischio, e necessitano quindi la massima attenzione da parte di chi programma la mobilità e progetta gli interventi relativi. Sempre in tema di sicurezza, d'altronde, non si considera mai abbastanza l'inquinamento che viene introdotto attraverso l'impianto di aerazione all'interno dell'abitacolo dell'auto che si muove in mezzo al traffico.
Da tutto ciò conseguono vari modi di declinare le politiche per la mobilità sostenibile in differenti contesti urbani.
A Chambery, ad esempio, si punta molto sui pedoni, favorendo le aree pedonali, mentre a Grenoble le politiche si concentrano sul mezzo pubblico e sulla bicicletta. Viene da chiedersi quale sia la scelta migliore: entrambe sono valide, l'importante è creare sinergie tra le diverse azioni, adattandole alle caratteristiche morfologiche ed urbanistiche del contesto locale. Ma in tutti i casi risulta strategico promuovere ed incentivare la mobilità sostenibile, ad esempio proponendo messaggi positivi che segnalino la buona scelta compiuta, in questo caso dal ciclista.
La promozione è molto importante: città famose per aver adottato buone politiche per la ciclomobilità investono molto per questo. Basilea (18% uso della bicicletta), Ferrara (36%), Verona (25%), nonostante i buoni risultati raggiunti, vogliono migliorare ancora, potenziando questa forma di mobilità alternativa. In questo modo dimostrano l'importanza dell'aspetto comunicativo per il raggiungimento di risultati in termini di qualità della vita, parametro fondamentale di cui tener conto in una analisi costi-benefici.
La parte introduttiva dell'intervento si conclude con l'illustrazione di una serie di diapositive riguardanti interventi progettati e realizzati in città europee ed italiane per risolvere vari tipi di problematiche tecniche:
- Intermodalità: soluzioni utilizzate a Mestre nella strada che la collega a Marghera (pista ciclabile che passa sotto la ferrovia: si scende dal treno e si prende la bicicletta)
- Accessibilità: accorgimenti tecnici per gli sbocchi dalle strade laterali: discesine per scendere piano ed immettersi nella strada principale, esempi per dare priorità alle bici; altri accorgimenti tecnici molto importanti, che non hanno grandi costi, sono rivolti a rendere "invitante" la pista ciclabile, in modo da rendere naturale l'immissione nella sede protetta, oppure considerare la larghezza dei marciapedi e il loro carico di pedoni.
- Sicurezza: una buona pista è quella protetta dalle auto in sosta, i sensi dei due mezzi sono opposti, in modo che l'autista abbia piena visuale del ciclista; percorsi ciclabili "contromano", in Italia ancora troppo poco utilizzati; attraversamento pedonale rialzato (Strasburgo) per avere più visuale nelle intersezioni; corretto posizionamento dei paracarri stradali e dei cassonetti; pavimentazioni delle piste ciclabili con i cubetti di calcestruzzo rossi, colorate per essere più visibili dagli automobilisti; disincentivare l'automobilista ad andare veloce, rompendo la monotonia e la direzione rettilinea delle strade anche attraverso sistemazioni a verde, alternate sui due lati.
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Zone a traffico limitato: esempio le "zone 30" (Verona), dove le auto non possono superare i 30 km orari, le bici vanno ovunque, non necessitano piste ciclabili dedicate. Sono ambiti urbani ampi, in zone esclusivamente residenziali, dove non ci sono scuole o centri commerciali, nei quali si dà importanza alla vivibilità (isole ambientali). L'ingresso nelle zone si fa notare, per far comprendere che si deve mantenere sempre la stessa velocità.
Altro suggerimento: è inutile a volte realizzare grandi interventi strutturali (reti di piste ciclabile) e trascurare i punti di maggiore criticità dove realizzazioni anche economicamente poco impegnative possono aumentare notevolmente il livello di sicurezza del ciclista: ad esempio corsie preferenziali protette agli incroci.
L'intervento del Comune della Spezia
Gli incontri hanno visto il coinvolgimento diretto al dibattito dell'Assessorato ai Lavori Pubblici del Comune della Spezia rappresentato dal tecnico Ing. Sandro Amorfini, che ha illustrato la rete ciclabile spezzina, precisando che dal 1991 esiste un progetto per la realizzazione di piste ciclabili alla Spezia, Il Piano delle Piste Ciclabili.
Partendo dalla considerazione che il territorio del Comune offre la possibilità di sviluppare una mobilità ciclabile (basti pensare che circa l'80% della popolazione vive in territorio pianeggiante), attraverso il Piano si sono individuati e realizzati percorsi per favorire gli spostamenti per scuola, lavoro e shopping: in generale gli "spostamenti attivi".
L'ing. Amorfini ha notato criticamente che non c'è una buona risposta da parte dei cittadini, pur considerando la rete di piste ciclabili della città piuttosto avanzata, ed ha ipotizzato una mancanza di cultura della bicicletta da parte degli spezzini.
D'altro canto, è mancato fino ad ora il necessario lavoro di informazione e sensibilizzazione, e quindi di diffusione di una "cultura della bicicletta", per incrementare da una parte l'uso di tale mezzo da parte dei cittadini (fosse solo per evidenziarne il carattere di ottimizzazione dei tempi e dei costi), e dall'altra per rendere consapevoli gli automobilisti e i pedoni della presenza dei ciclisti (sicurezza).
Il tecnico ha descritto poi le piste realizzate, quelle in progetto e quelle in fase di realizzazione, ricordando la pista che collega il quartiere di Migliarina con il centro cittadino, che è stata anche occasione di riqualificazione urbana, quella progettata di via Parma e il Piano Provinciale delle Piste Ciclabili dei percorsi extraurbani per gli spostamenti attivi.
In prospettiva c'è anche la proposta di permettere l'uso della bicicletta all'interno delle Zone a Traffico Limitato.
Dopo alcuni interventi da parte del pubblico, l'ing. Amorfini ha risposto sulla manutenzione e lo stato di alcune specifiche tratte di piste ciclabili, ricordando che il Piano delle Piste Ciclabili non è ancora stato attuato nella sua interezza, per cui la rete presenta ancora delle interruzioni. Ha assicurato miglioramenti per la sicurezza delle piste ciclabili cittadine attraverso interventi di piccolo arredo urbano e per i parcheggi delle bici, che possono essere messi in sicurezza.
Ha chiesto infine maggiore attenzione da parte della cittadinanza verso la ciclomobilità come condizione per trovare soluzioni per il miglioramento della mobilità cittadina.
Gli interventi dei cittadini presenti: i temi emersi nel corso del dibattito
COMUNICAZIONE/INFORMAZIONE/CULTURA DELLA BICICLETTA
- Sensibilizzazione di automobilisti, scooteristi e pedoni riguardo la presenza delle piste ciclabili
- Mancanza di una cultura della bicicletta alla Spezia
- L'importanza dell'acquisto della giusta bicicletta per la sicurezza della persona
- Necessità di migliorare la comunicazione per favorire l'uso della bici in città
- Mancanza di "massa critica" delle biciclette - problemi nelle relazioni con i pedoni e con gli automobilisti
POLITICHE A FAVORE DELLA MOBILITA' SOSTENIBILE
- Favorire il trasporto pubblico per andare in azienda, al lavoro
- Favorire le politiche di car pooling e car sharing
- La figura del mobility manager
ASPETTI ORGANIZZATIVI E GESTIONALI/SICUREZZA
- Possibilità per le biciclette di percorrere controsenso i sensi unici
- Stato di manutenzione delle piste ciclabili alla Spezia - alcune si interrompono e il ciclista si trova "in mezzo alla strada"- e delle strade
- Assenza di controlli e di sanzioni da parte della Polizia Urbana (perché non dotarla di biciclette?)
- Le piste ciclabili cittadine non sono collegate a rete
- Il potenziamento dei tratti stradali con promiscuità tra pedoni e bici, considerando anche differenti fasce orarie di fruizione
- La pericolosità della pista ciclabile nel tratto tra V.Veneto e l'Ospedale.
- Il problema di parcheggi delle bici. Poco funzionali ed insufficienti.
- Esperienza negativa delle bici elettriche di scambio (Parktour).

