Breve illustrazione degli incontri
Roberto Marchesini - 24/04/02
Luisella Battaglia - 08/05/02
Roberto Marchesini - 02/07/02
Roberto Marchesini "introduzione alla zooantropologia urbana"
I temi trattati dal relatore durante il primo incontro di "Animali domestici in città" hanno riguardato la storia del rapporto dell'uomo con l'animale domestico nelle differenti società (rurale ed urbana), la conoscenza delle caratteristiche, anche etologiche,dell'animale con il quale si vive (del cane o del gatto, ad esempio), fondamentale per arrivare ad un rapporto uomo-animale più corretto ed equilibrato soprattutto in città, secondo un modello di comportamento orientato verso un partenariato responsabile (cioè la comprensione dell'animale come vera e propria responsabilità). Durante l'incontro il dott. Marchesini ha introdotto alcuni principi base che costituiscono la nuova disciplina della zooantropolgia, la quale si propone di ricomporre la frattura nel rapporto tra uomo ed animale portata dalla cultura urbana, aiutando a superare i conflitti e le aree di criticità che ne conseguono. Nell'ultima parte dell'incontro sono stati toccati alcuni principi di galateo zooantropologico , e sono stati portati esempi di corrette modalità educative per i cani.
Il primo degli appuntamenti dell'iniziativa Animali domestici in città ospita come relatore il dott. Marchesini che analizza il rapporto uomo-animale, concentrandosi poi sulla presentazione di una disciplina piuttosto innovativa e recente: la zooantropologia.
Il relatore sottolinea che il rapporto tra animale e uomo è uno dei più belli all'interno della società, ma non sempre è stato percepito con equilibrio.Infatti si pensa sempre che l'uomo sia autosufficiente, e che l'animale sia un semplice orpello, dimenticando la storia stessa dell'uomo. Fino a cinquanta anni fa l'uomo dipendeva fortemente dagli animali, in particolare da quelli domestici. La zooantropologia nasce come disciplina che si propone di concepire diversamente il rapporto uomo-animale spezzando l'idea dell'autarchia dell'uomo, e riconoscendo che il mondo animale è stato fondamentale nell'evoluzione della cultura umana. Il nuovo rapporto dovrebbe essere dialogico e seguire linee di negoziazione e di partnership, ma il rapporto tra uomo ed animale diventa più critico in città, con l'avvento cioè della cultura urbana, che non accetta l'animale. L'animale in città non è infatti tollerato, e viene accettato solo quando è antropomorfizzato, reso cioè più simile all'uomo, omologato per le nostre esigenze e caratteristiche.
Questo è amore solo apparentemente, perché è un agire che non permette di riconoscere i bisogni e l'alterità dell'animale, è zoofilia, è amore autoriferito. Il relatore continua elencando e spiegando le differenze degli animali, anche sensoriali, spesso non conosciute e comprese dall'uomo, per invitare tutti a mettersi sotto critica ogniqualvolta ci rapportiamo con il nostro animale domestico, cane o gatto che sia e per comprendere che nostre semplici azioni e comportamenti possono farlo soffrire. Oggi tendiamo infatti ad avere solo una visione antropocentrica; dovremmo invece recuperare il rapporto con l'alterità animale, come era nella società rurale, e conoscere le caratteristiche etologiche dell'animale con cui viviamo.
Marchesini prende l'esempio del cane come animale domestico, e descrive i modi differenti di percepire l'uomo, il padrone, e le conseguenti modalità di rapporto. Il cane ha caratteri specifici che dipendono largamente dalle sue origini di specie,e da queste è orientato; si dovrebbe ricordare che discende dal lupo che cacciava in branco. Tutto questo è importante perché fa meglio comprendere le interazioni tra uomini ed animali, fa conoscere le potenzialità del cane,indispensabile per poter instaurare un rapporto ludico ed una piena integrazione sociale dell'animale. Altro punto importante, posto in evidenza durante l'incontro, è quello del partneriato responsabile, con il quale si intende la conoscenza delle peculiarità dell'animale che si vuole adottare.
La conoscenza dell'animale (cane, gatto, coniglio) nella fase di pre-adozione è considerata una vera e propria responsabilità: la responsabilità del comprendere.Dopo un illustrazione delle caratteristiche peculiari dell'altro animale domestico più conosciuto ed amato, il gatto, il relatore si sofferma sugli aspetti educativi. In particolare sui metodi migliori per educare i cani, come la punizione negativa e il rinforzi positivo.Questa parte risulta essere molto interessante per i presenti, in sala ci sono anche degli educatori, e stimola una discussione partecipata, aprendo la parte dell'incontro dedicato agli interventi e alle domande.
Luisella Battaglia
"La questione animale come problema di etica pubblica"
Siamo stati abituati, per educazione e cultura, a considerare gli animali come una proprietà che ci appartiene di diritto e, in un quadro meramente economico, essi appaiono come risorse da sfruttare, beni da amministrare. Tuttavia il fatto che i non umani siano considerati come cose non li trasforma in cose: non cessano, in altri termini, di essere creature dotate di sensibilità e di interessi, nei cui confronti pare sensato chiedersi quali principi morali è corretto adottare. Egualmente, il fatto che gli animali siano considerati come merce lascia aperta la questione etica di come dovrebbero essere trattati.
Ancora oggi è assai diffusa, sul piano dell'etica sociale e del costume, l'attitudine di chi respinge come prive di senso le rivendicazioni a favore degli animali, quasi fossero a favore di oggetti o esseri inanimati. Da qui la tendenza a liquidare tali questioni come futili, sentimentali e, addirittura, ad accusare gli animalisti di colpevole negligenza nei loro doveri verso gli umani.
La visione che mette al centro l'uomo, caratterizzato dall'anima, dalla razionalità e dal linguaggio, in contrapposizione agli animali che invece ne vengono ritenuti privi, ha radici antiche. Infatti già Aristotele ha teorizzato l'assenza di un legame etico tra il mondo animale e quello umano. Con S. Tommaso d'Aquino si conferma la distinzione tra uomo e animale, che rimane patrimonio della religione Cristiana.
Secondo il filosofo Cartesio l'animale è un meccanismo privo di anima, sensibilità e individualità: la sofferenza degli animali viene negata. Questo atteggiamento perdura ancora oggi e tutto sommato "conviene" mantenerlo, in quanto l'uso comune che viene fatto degli animali li configura ancora come macchine.
All'atteggiamento che vede l'animale come una macchina si contrappone il pensiero che parte con Pitagora, per cui gli animali sono il nostro prossimo, in grado di comunicare con noi. Anche Plutarco propone una visione di tipo razionalistico ed ecologico, in cui il mondo animale è legato a quello umano da rapporti di responsabilità all'interno di una "casa" comune. In Montaigne si ha il superamento dell'antropocentrismo, per cui l'uomo è uno dei tanti abitanti dell'universo; per Voltaire, anticartesiano, esiste una continuità tra la ragione degli animali e quella dell'uomo.
Nella filosofia morale contemporanea, uno dei capitoli più nuovi e interessanti riguarda la questione della giustizia tra le specie: una giustizia cui l'uomo sembra chiamato dal momento che aver potere su altri esseri viventi non dà licenza di fare ciò che si vuole, né significa che non vi siano limiti morali al suo esercizio.
Il fatto che gli animali siano trattati come merce lascia aperta la questione etica di come dovrebbero essere trattati. Nella filosofia morale contemporanea, uno dei capitoli più nuovi e interessanti riguarda la questione della giustizia tra le specie: una giustizia cui l'uomo sembra chiamato dal momento che aver potere su altri esseri viventi non dà licenza di fare ciò che si vuole, né significa che non vi siano limiti morali al suo esercizio.
Si tratterà allora di stabilire, in primo luogo, se abbiamo responsabilità morali, e quali, nei confronti dei non umani e-in caso di risposta affermativa-se esse valgano indipendentemente dai doveri verso i nostri simili e, in secondo luogo, come possano conciliarsi questi nuovi obblighi con quelli tradizionali verso le persone umane. Alla discussione di questi e altri temi-che coinvolgono, tra l'altro, la ricerca di un possibile equilibrio tra interessi e diritti umani, da un lato, e benessere (ed eventuali diritti) degli animali, dall'altro-è impegnata la riflessione bioetica intesa a elaborare teorie razionalmente giustificate e di promuovere una discussione argomentata, in cui i differenti punti di vista siano sorretti da un solido apparato teorico e le valutazioni proposte risultino sempre suscettibili di controllo e di verifica critica.
Roberto Marchesini "Cani in città: un valore sociale"
Il secondo incontro con il dott. Marchesini, zooantropologo e studioso di etologia degli animali domestici, è stato l'ultimo degli appuntamenti previsti dall'iniziativa "Animali domestici in città"-A 21 Speak della Spezia.
Il tema centrale della relazione è stato l'analisi delle cause principali del fenomeno dell'abbandono degli animali. Numerose e diverse sono le aree critiche a questo proposito, da quelle che toccano maggiormente l'aspetto etico (la responsabilità dell'uomo nei confronti degli animali, soprattutto dell'animale che intende adottare), educativo (le conoscenze etologiche dei proprietari di animali), fino ad arrivare a quelle gestionali ed istituzionali( campagne di sterilizzazione per prevenire le nascite, la messa a punto di una efficiente anagrafe canina).
Il problema di tipo etico deriva dalla scarsa responsabilità nei confronti degli animali, sia da parte della società nel corso degli anni (si pensi ad esempio alla creazione di nuove razze da parte dell'uomo), sia da parte di chi decide di prendere con sé un animale.Chi accoglie un cane nella propria casa si trova infatti ad affrontare una serie di difficoltà e problemi. Un esempio può essere dato dall'incapacità di gestire quotidianamente l'animale, trovando difficoltà nell'educarlo soprattutto quando presenta comportamenti di tipo aggressivi, ansiosi, di dominanza, o sindromi specifiche, come quella "da separazione" ad esempio.
I problemi di tipo comportamentale del cane possono diventare così causa prima di abbandono, per questo è importante non lasciare solo il proprietario, senza punti, cioè strutture, di riferimento. Le conseguenze, tutte negative, del fenomeno abbandono, ricadono ed incidono sul canile, la struttura che spesso si riduce a punto di raccolta di animali che poi non trovano un nuovo padrone non permettendo un adeguato turn-over all'interno del canile stesso. Il relatore introduce in questo modo l'argomento canile, la sua organizzazione e struttura e con brevi cenni storici sulla normativa di riferimento. Dagli anni '90, dopo gli anni della presenza di canili "lager", c'è stato il passaggio al canile "razionale-sanitario" e "rifugio", permesso ed attuato con la legge…,strutture però del tutto separate dalla comunità, e dove non si tiene conto di importanti aspetti quali il benessere psico-fisico dell'animale.
Attualmente, prosegue il dottor Marchesini nella sua esposizione, i cani del canile vengono adottati con difficoltà perché i canili sono troppo spesso luoghi poco accoglienti, frequentati prevalentemente da amanti degli animali già, presumibilmente, possessori a loro volta di animali, i cani ospitati hanno spesso problemi comportamentali, sia preesistenti, sia dovuti al trauma dell'abbandono o della permanenza nel canile. Oltre a ciò il dottor Marchesini aggiunge che i canili non vengono finanziati per la struttura, ma per il mantenimento, così può accadere che l'interesse di chi li gestisce è mantenere alto il numero degli animali ospitati.
Il relatore prosegue il suo intervento ricordando che, purtroppo, i canili non sono percepiti come valore, l'atto dell'adozione ha la connotazione di una semplice buona azione, un'opera di bene, senza che si consideri l'importanza dell'adottare un cane e il bene, ovviamente non quantificabile materialmente, reciproco, per l'animale e per l'uomo, che ne deriva.
Dopo questa analisi Marchesini si sofferma sulla nuova visione della struttura del canile, che prevede un ambiente dove vi sia la possibilità di interazione tra cane e uomo per favorire l'accettazione e la conoscenza reciproca e limitare situazioni di disagio e sofferenza.
Il canile dovrebbe essere una struttura piacevole, con la possibilità di organizzare attività di educazione con le scuole, sia di "pet therapy" con portatori di handicap, ad esempio.
Più che a canili occorrerebbe quindi pensare a "parchi-canili" che migliorino il rapporto uomo-cane, e che dovrebbero avere una grandezza media (90-150 cani), essere centri polifunzionali con attività, parchetti di lavoro, campi di esibizione, e un personale preparato professionalmente (un veterinario comportamentista, un istruttore cinofilo, un volontario preparato ad una corretta relazione con i cani).
Altri suggerimenti proposti dal relatore si riferiscono alla facilitazione dell'adozione degli animali, e quindi all'attuazione del turnover, e riguardano l'attivazione di una vera e propria filiera che parta dal momento in cui il cane entra nella struttura. In quel momento il cane dovrebbe essere valutato nelle sue condizioni psico-fisiche e nelle sue attitudini, realizzando un profilo comportamentale ed uno attitudinale, utili per definire un opportuno percorso educativo e di training per la valorizzazione dell'animale. In seguito si dovrebbe organizzare l'adozione del cane attraverso la preparazione di schede in cui la persona candidata a prendere il cane specifichi le attività svolte nella vita, per far conciliare il suo stile e tipo di vita con quelli dell'animale.
Conseguentemente la struttura del canile funzionerebbe come una sorta di "agenzia matrimoniale", con la previsione di un periodo (una settimana, circa) di conoscenza tra cane e candidato padrone, all'interno del centro e con l'affiancamento di personale specializzato. Un percorso di questo tipo permetterebbe di limitare il periodo di permanenza nel canile a circa tre mesi, con un conseguente risparmio sulle spese di mantenimento degli animali.
Posto che non sia facile la realizzazione a breve termine di strutture di questo tipo, anche per motivi culturali, sarebbe importante cominciare a creare piccole strutture all'interno dei canili così da iniziare a favorire il turnover. Oltre all'adozione consapevole ed informata, un altro punto fondamentale è la prevenzione, come il relatore tiene a precisare. Per questo occorre una struttura dedicata, un vero e proprio "consultorio", cioè un centro di servizi di cinofilia, come punto di riferimento per tutte le persone che possiedono un cane con problemi di comportamento.Per i proprietari dei cani si dovrebbero attivare alcune azioni ed alcuni servizi, come ad esempio migliorare l'anagrafe canina attraverso l'adozione su larga scala del microchip, "educare" i proprietari perché rispettino le regole della convivenza civile (si pensi al problema delle deiezioni canine) e perché migliorino i loro comportamenti verso i propri cani. Importante sarebbe la realizzazione di strutture dove portare i cani , vere e proprie "aree di socializzazione", recintate con siepi lungo il perimetro, con attrezzi per il gioco e con alberi, che possano accogliere una trentina di cani.
Dopo aver trattato questi argomenti il dott. Marchesini si sofferma su un aspetto tecnico: la formazione degli educatori. Per questi occorrerebbe rilasciare un patentino per lo svolgimento della professione,occorrerebbero scuole, con la previsione di un esame di Stato finale, un' associazione di categoria, un albo professionale degli istruttori cinofili, con il relativo codice deontologico.

